Di fronte ad un’immagine astratta la reazione più comune è di muta diffidenza. Diffidenza che nasce dalla perplessità di dovere esprimere un giudizio, senza la certezza di avere capito ciò che c’è da giudicare. Nell'opera astratta la nostra mente cerca ciò che non c’è. C’è immagine. E invece di capire, ci è offerto di osservare ed immaginare.
L’astrattismo per Maurizio Gagno non è un espediente per dare libero sfogo ad impulsi pittorici spandendo colori sul foglio, bensì un atto di sperimentazione affinché pezzi di realtà si compongano o scompongano.
“Sempre più particella e sempre meno soggetto”, come definisce Maurizio Gagno la sua trasformazione artistica.
Il ricordo del passato pittorico di Maurizio Gagno è l’acquerello, tecnica da sempre preferita insieme ad olio e pastello, ma qui divenuta scelta esclusiva a conferma di una volontà di completa sperimentazione e rinnovamento.
Brevi tratti di colori puri sovrapposti sono tutt’ora la via espressiva, ma se un tempo essi erano strumento per dare compimento, luce ed intensità al tema del disegno, ora tornano per essere semplicemente sé stessi : segni di volumi, raggi d’ombre, scie di colori.
A mio avviso la sfida lanciata da Maurizio Gagno sta proprio in questo: nel sottrarci le forme per lasciare che la nostra vista diffidente si purifichi e nel restituirci, un attimo dopo, quel colore che non ha bisogno di forma perché basta a sé stesso.

“ Si può dire senza raccontare storie ……”, come dice l’artista così come, aggiungiamo noi, si può incantare senza mostrare e si può immaginare senza vedere.

dicembre 1996-Lisa Mattiussi, - critico d'arte